La fiaccola, la neve e la libertà: quando lo sport era vita

A pochi giorni dall’inizio delle Olimpiadi Invernali 2026, mi prende una malinconia dolce e potente.
Una malinconia che profuma di neve, di freddo vero sulle guance, di mani infilate nelle tasche del giaccone di mio padre.
Avevo 10 anni.
Era il 1985, ai Mondiali di Bormio.

Non c’erano slogan, non c’erano strategie di marketing.
C’era l’attesa, c’era l’emozione, c’era quella sensazione elettrica che ti faceva sentire parte di qualcosa di grande anche se eri solo un bambino con gli occhi spalancati.

Lo sport, allora, non si guardava soltanto.
Si viveva.


Quando il TG si fermava per un campione

Negli anni ’90 succedeva una cosa impensabile oggi:
il telegiornale si fermava.

Si fermava per Alberto Tomba, che scendeva come un matto, sfrontato, geniale, capace di far sembrare lo sci una danza ribelle.
Tomba non era solo un campione: era uno che ti faceva credere che osare fosse possibile.

E poi c’era Deborah Compagnoni, la nostra Deborah.
Elegante, silenziosa, potentissima.
Mentre Tomba ti urlava “vai!”, Deborah ti insegnava che la forza può essere anche gentile, precisa, quasi invisibile.

Un aneddoto che racconta molto di lei: prima di una gara decisiva, chi le stava vicino diceva che parlava pochissimo. Guardava la pista, respirava, e sembrava già dentro la discesa.
Non combatteva contro la montagna.
Ci scivolava dentro.

E tutta l’Italia scivolava con lei.


https://www.bormioski.eu/wp-content/uploads/2022/05/dh-world-cup-bormio.jpg
https://www.telegraph.co.uk/content/dam/Travel/ski/Alberto_Tomba_GettyImages-98041794.jpg?imwidth=640
https://img.olympics.com/images/image/private/t_1-1_300/f_auto/primary/q9huj9cvu1vhp4ibcli3


La fiaccola olimpica: ciò che non dovrebbe spegnersi mai

Oggi parliamo di Olimpiadi, di grandi eventi tra Bormio e Livigno, di numeri, sponsor, infrastrutture.
Tutto necessario, certo.

Ma la fiaccola olimpica non è un brand.
È un simbolo antico.
È il fuoco che passa di mano in mano per ricordarci che lo sport nasce per unire, non per dividere.
Per accendere l’anima, non solo i riflettori.

La fiaccola non corre per il business.
Corre per la passione, per il sacrificio, per le storie invisibili di chi ha dato tutto senza diventare famoso.


Quando lo sport rischia di arrendersi

Oggi sento sempre di più che lo sport sta cedendo il passo.
Sta lasciando il centro della scena al business, alle logiche che chiedono risultati immediati, numeri, ritorni.

E così rischiamo di dimenticare una cosa fondamentale:
👉 lo sport è vita.
👉 lo sport è libertà.
👉 lo sport è verità emotiva.

Non è solo performance.
È cadere e rialzarsi.
È piangere davanti a uno schermo.
È un bambino che guarda un campione e pensa: “Forse anch’io posso.”


Un appello a chi ama lo sport vero

A chi ama lo sport nella sua semplicità,
a chi lo vive come regno della libertà,
a chi sente ancora i brividi per una discesa, una partenza, un arrivo…

Non lasciamo che la fiaccola diventi solo scenografia.
Non lasciamo che lo sport dimentichi la sua anima.

Ricordiamoci di Bormio.
Di quei giorni con un padre accanto.
Di Tomba che sfidava il mondo.
Di Deborah che lo attraversava in silenzio.

Perché finché qualcuno proverà emozioni vere davanti a una pista innevata,
lo sport non sarà mai sconfitto.

E la fiaccola, finché brucia dentro di noi,
continuerà a insegnarci come si vive. 🔥

Matteo Barberi – MCS

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