Cosa può insegnarci Silvio Baldini sul ruolo degli allenatori e dei genitori nel percorso sportivo dei giovani.

Caro Silvio,

ho ascoltato e riascoltato la tua intervista dopo la partita contro la Polonia. Mi sono emozionato. E mi sono sentito orgoglioso che nel nostro calcio ci sia un allenatore capace di parlare dei propri ragazzi con tanto affetto.

Nelle tue parole ho sentito gratitudine. Ho sentito il legame con il gruppo. Ho sentito un uomo felice di condividere un percorso con dei giovani ai quali tiene davvero.

È questo che mi ha colpito: il valore che riconosci ai ragazzi, prima ancora del risultato che hanno conquistato.

Ti ascoltavo da mental coach, ma anche da padre. E pensavo a quanto abbiamo bisogno di questo sguardo nei nostri campi.

Ogni settimana incontro genitori preoccupati, ragazzi che hanno paura di sbagliare, giovani atleti che finiscono per misurare il proprio valore attraverso una convocazione, un voto o i minuti giocati.

Dietro quelle preoccupazioni c’è spesso una domanda semplice, anche quando nessuno riesce a pronunciarla:

«Tu credi ancora in me, anche quando faccio fatica?»

Un adulto che accompagna un ragazzo nello sport dovrebbe saper rispondere a questa domanda. Con le parole, certo. Ma soprattutto con il proprio comportamento.

Con il modo in cui lo guarda dopo un errore. Con il tono che usa dopo una sconfitta. Con la disponibilità ad ascoltarlo quando torna a casa deluso.

Caro Silvio, nelle tue parole ho riconosciuto qualcosa che riguarda profondamente anche il ruolo di un padre.

Un padre può desiderare il meglio per suo figlio, incoraggiarlo a impegnarsi, aiutarlo a essere responsabile. Può insegnargli che servono costanza, rispetto e pazienza. Ma deve anche ricordarsi che quel percorso appartiene al ragazzo.

Nostro figlio deve poter sentire il nostro amore senza doverlo meritare con una prestazione.

Quanto cambierebbe il viaggio verso casa se, prima di analizzare ogni azione, gli chiedessimo come si è sentito? Quanto spazio gli restituiremmo se imparassimo ad ascoltare anche una delusione, senza trasformarla subito in una lezione?

E quanto bene farebbe ai nostri settori giovanili ritrovare questo stesso atteggiamento?

Allenare comporta scelte, correzioni, richieste e responsabilità. Significa anche dire dei no e affrontare conversazioni difficili. L’affetto per i ragazzi può rendere tutto questo più attento, più rispettoso, più utile alla loro crescita.

Puoi chiedere molto a un giovane e, nello stesso tempo, fargli sentire che sei dalla sua parte. Puoi correggere un comportamento senza umiliarlo. Puoi spiegargli perché oggi trova meno spazio e aiutarlo a capire su cosa lavorare domani.

La fiducia diventa concreta quando un ragazzo trova un adulto presente anche nei giorni in cui rende meno.

Da tempo discutiamo di come rilanciare il calcio. Studiamo progetti, metodologie, strutture e nuove idee. Sono questioni importanti, che meritano competenza e lavoro.

Poi arriva un’intervista come la tua e ci ricorda da dove cominciare: dalla qualità delle relazioni che costruiamo ogni giorno.

Possiamo progettare il miglior percorso tecnico, ma dobbiamo anche domandarci come si sente un ragazzo dentro quel percorso. Se trova ascolto. Se comprende ciò che gli viene chiesto. Se può provare, sbagliare e riprovarci senza vivere ogni errore come una sentenza.

Ascoltandoti, ho pensato proprio questo: il calcio che sogniamo comincia da come trattiamo i ragazzi che abbiamo davanti.

La tua emozione mi ha lasciato anche un pensiero, che sento mio: quando lavori con amore, sembra che le stelle trovino il modo di restituirti qualcosa.

A volte attraverso una vittoria. Altre volte attraverso un abbraccio, un ragazzo che ritrova fiducia, un gruppo che impara a sostenersi. Sono momenti che danno un senso profondo al lavoro di chi accompagna la crescita degli altri.

Caro Silvio, per me sei l’esempio di un allenatore che tanti sportivi avrebbero desiderato avere al proprio fianco: una persona capace di chiedere impegno e di lasciarsi emozionare dai suoi ragazzi.

Grazie per averci ricordato quanto può essere bello questo mestiere. E quanta responsabilità abbiamo, da allenatori e da genitori, nel custodire la passione di chi sta crescendo.

Chi ama il calcio ama Silvio Baldini.

Matteo Barberi — Mental Coach Sportivo
MB Performance | MENTE. EMOZIONI. RISULTATI.

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