
È già tempo di bilanci? Genitore, respira: la stagione è appena iniziata.
Sono passate poche settimane. Qualche allenamento, le prime amichevoli, i primi tornei. Eppure, a bordo campo, il clima è già quello dei verdetti.
«Mio figlio non è stato convocato per quella partita.»
«Gioca solo la domenica, mentre altri anche il sabato.»
«Ha saltato proprio il torneo più bello.»
«Quel bambino non si è allenato, ma ha giocato due volte.»
«Hanno già creato due gruppi. Si è capito tutto.»
Fermiamoci un momento.
Non sarà un po’ presto per farsi il sangue amaro?
Lo scrivo da mental coach e da papà. Conosco quella sensazione: leggi una convocazione, cerchi un nome, guardi chi c’è e chi manca. In pochi secondi, la tua mente costruisce una storia.
“Non lo considerano.”
“È già indietro.”
“Forse abbiamo sbagliato società.”
La preoccupazione è comprensibile. Stiamo affidando ad altre persone qualcosa a cui teniamo moltissimo: un pezzo del percorso di nostro figlio.
Ma una preoccupazione, per quanto intensa, non è ancora una conclusione.
Una convocazione ci racconta una scelta. Per capire il significato di quella scelta serve conoscere il percorso nel quale si inserisce.
All’inizio della stagione ci sono ragazzi da conoscere, equilibri da costruire, ruoli da provare, risposte da osservare. Anche noi abbiamo bisogno di tempo per capire.
Diamo alla società un po’ di fiducia. E diamo alle nostre valutazioni il tempo di avere fondamenta.
Poi spostiamo lo sguardo.
Perché finché la nostra attenzione rimane sul figlio dell’altro genitore, troveremo sempre qualcuno che ha giocato di più, partecipato a un torneo in più o ricevuto una convocazione diversa.
E nostro figlio rischia di diventare il protagonista di un confronto continuo, invece di essere visto per ciò che sta imparando.
La domanda che mi interessa davvero è questa:
«In questo ambiente mio figlio può crescere? È in sviluppo oppure rischia di essere parcheggiato?»
È una domanda seria. Merita osservazioni serie.
Per le prime valutazioni sul percorso sportivo, io mi darei sei settimane di osservazione. Un primo appuntamento per fermarmi, rileggere ciò che è successo e cercare eventuali tendenze.
Nel frattempo, inizierei un diario.
Poche righe ogni settimana, dedicate ad alcuni aspetti concreti:
- Continuità: allenamenti frequentati, convocazioni e occasioni di gioco.
- Esperienze: minuti indicativi, ruoli provati, compiti ricevuti e contesto delle partite.
- Apprendimento: indicazioni dell’allenatore e piccoli progressi osservabili.
- Atteggiamento: come affronta un errore, una difficoltà o una nuova richiesta.
- Vissuto: ciò che racconta spontaneamente, il piacere di andare al campo, come si sente nel gruppo.
I numeri hanno un posto nel diario. Anche le esperienze devono averlo.
“Ha giocato venti minuti” è un’informazione utile. Per comprenderla, però, voglio sapere anche che cosa ha potuto fare in quei minuti, quali responsabilità ha avuto e quali indicazioni ha ricevuto.
Allo stesso modo, scrivere “il mister non crede in lui” significa attribuire un’intenzione. Scrivere “questa settimana una convocazione, circa trenta minuti, impiegato in due ruoli” ci permette di partire da elementi osservabili.
È qui che puoi iniziare a conoscere il mio modo di lavorare: raccogliere i fatti, riconoscere le emozioni e costruire domande migliori.
Dopo alcune settimane possiamo rileggere il percorso:
Sta acquisendo competenze? Riceve attenzione e indicazioni? Trova occasioni per mettersi alla prova? Sta diventando più autonomo? Le difficoltà vengono accompagnate?
Anche un impiego ridotto merita di essere compreso nel suo contesto. Se si ripete nel tempo e si accompagna a poche indicazioni, scarso coinvolgimento e nessuna prospettiva chiara, abbiamo elementi concreti da approfondire con la società.
Il diario può aiutarci a preparare quel confronto con calma e precisione.
Bastano pochi minuti alla settimana, lasciando a nostro figlio lo spazio di vivere il calcio senza sentirsi continuamente sotto esame.
Perché mentre noi contiamo le convocazioni, lui sta vivendo la sua esperienza sportiva.
Prima di chiederti quanto ha giocato il figlio degli altri, osserva che cosa sta diventando il tuo.
Vuoi capire come costruire questo diario e come leggerlo per accompagnare meglio tuo figlio?
Scrivimi “DIARIO”. Partiamo da questo strumento per conoscere il mio lavoro con i genitori: osservare con maggiore lucidità, gestire le aspettative e sostenere la crescita dei ragazzi.
Scopri il percorso dedicato ai genitori
Matteo Barberi — Mental Coach sportivo e papà










