
Non conta solo dove arrivi. Conta chi diventi.
Per anni ho dato un’importanza enorme agli obiettivi. Raggiungerli significava aver fatto bene. Mancarne uno significava dover fare di più, spingere di più, dimostrare di più.
E forse anche tu hai vissuto così.
Con gli occhi sempre rivolti al prossimo traguardo, convinto che la soddisfazione fosse lì, qualche passo più avanti. Nella prossima convocazione. In quella maglia. In quel contratto. Nel riconoscimento di qualcuno.
«Quando arriverò, finalmente sarò felice. Finalmente avrò dimostrato quanto valgo».
Poi, nel tempo, ho capito qualcosa che ha cambiato il mio modo di guardare lo sport e la vita.
L’obiettivo ti indica dove andare. Ma la parte più preziosa del viaggio è la persona che diventi mentre provi a raggiungerlo.
Perché puoi arrivare molto lontano e, nel frattempo, perdere te stesso. Oppure puoi non raggiungere esattamente il posto che avevi immaginato e scoprire di essere cresciuto in un modo che nessuna classifica saprà mai raccontare.
Quello che un’etichetta non potrà dire di te
Nel calcio, a volte, sembra esserci spazio soltanto per una domanda: «Dove giochi?»
E dalla risposta sembra dipendere tutto il resto.
Serie A? Allora sei qualcuno.
Non ci sei arrivato? Allora ti è mancato qualcosa.
Come se il valore di una persona potesse stare tutto dentro il nome di un campionato. Come se gli anni trascorsi a impegnarsi, imparare, cadere e ricominciare diventassero improvvisamente inutili perché il traguardo ha un nome diverso da quello sognato.
Ma io vorrei fermarmi un momento e farti un’altra domanda.
Durante questo percorso, chi sei diventato?
Hai imparato a rialzarti dopo una delusione, senza scaricare sempre la colpa sugli altri? Hai trovato il coraggio di chiedere aiuto? Sei riuscito a guardare un compagno più bravo di te e a imparare qualcosa, invece di sentirti soltanto minacciato?
Hai imparato a portare rispetto anche quando eri arrabbiato? A mantenere un impegno quando l’entusiasmo dei primi giorni era finito? A tornare a casa dopo una brutta partita senza trattare male chi ti voleva bene?
Non sono dettagli.
Sono pezzi della persona che porterai con te ovunque. Anche fuori dal campo. Anche quando la partita sarà finita e nessuno starà più guardando.
Ricordati di quel bambino
Prova a ripensare a quando hai iniziato.
Forse c’era un pallone troppo grande, una maglia che arrivava quasi alle ginocchia, qualcuno che ti aspettava a bordo campo. Forse bastavano due giubbotti per fare una porta e il tempo non era mai abbastanza.
Non avevi bisogno di sapere dove saresti arrivato per avere voglia di giocare.
Ti bastava esserci.
Poi, lungo la strada, possono essere arrivate le aspettative. Le tue e quelle degli altri. I confronti, le selezioni, la paura di restare indietro. E quel gioco che ti faceva correre libero può essere diventato un esame nel quale sentirti continuamente promosso o bocciato.
Ma quel bambino merita ancora un posto nel tuo calcio.
Non devi rinunciare all’ambizione per ritrovare il sorriso. Devi soltanto smettere di pensare che, per meritare un sorriso, sia necessario vincere.
Puoi desiderare una maglia con tutte le tue forze e continuare a rispettarti mentre la insegui. Puoi lavorare seriamente senza trasformare ogni errore in una sentenza su di te.
Puoi essere deluso da come hai giocato senza essere deluso dalla persona che sei.
Migliore di ieri, ma senza farti la guerra
Mi piace pensare a un percorso nel quale provare, ogni giorno, a essere un po’ migliori di ieri.
Ma voglio dare a queste parole un significato umano.
Non significa dover segnare sempre di più, correre sempre più forte, essere sempre sicuri. Non significa svegliarsi ogni mattina e pretendere da sé un nuovo record.
Ci saranno giornate storte. Allenamenti nei quali niente riuscirà come desideri. Momenti in cui avrai bisogno di fermarti, recuperare, ritrovare una direzione.
Anche lì puoi imparare qualcosa.
Un giorno migliorare significherà provare una giocata che prima evitavi. Un altro significherà dire: «Ho sbagliato, mi dispiace». Un altro ancora sarà accettare una difficoltà senza insultarti, senza convincerti di non essere abbastanza.
La crescita non si vede sempre nel risultato. A volte si riconosce nel modo in cui attraversi quello stesso risultato.
Magari la panchina ti fa ancora male, ma non ti impedisce di sostenere un compagno. Magari hai ancora paura di sbagliare, ma questa volta chiedi lo stesso il pallone.
Non è sparita la difficoltà. È cambiato il tuo modo di starci dentro.
E questa è una conquista che merita di essere riconosciuta.
Lo sport può offrirti occasioni preziose per cambiare, ma non basta indossare una divisa. Serve la disponibilità a metterti in discussione, ad ascoltare, a scegliere cosa fare di quello che ti succede.
È un lavoro che continua anche quando togli le scarpe e torni alla tua vita.
Insegui il tuo sogno. Non rimandare la tua vita
Continua ad avere obiettivi grandi. Allenati, abbi cura del tuo talento, cerca di scoprire fino a dove puoi arrivare.
Ma non consegnare tutta la tua felicità a un giorno futuro. Non aspettare una convocazione per riconoscere il tuo impegno. Non aspettare un contratto per sentirti degno di rispetto.
E, ogni tanto, invece di chiederti soltanto «Quanto mi manca per arrivare?», fermati e domandati:
«Che cosa sto costruendo dentro di me, mentre cammino?»
Forse un giorno ritroverai una vecchia fotografia. Ci sarai tu, con una maglia addosso, le ginocchia sporche e un sogno enorme negli occhi.
Mi auguro che, guardandola, tu non riesca a vedere soltanto la categoria raggiunta o quella mancata.
Mi auguro che tu possa ricordare le persone incontrate, il coraggio trovato, le difficoltà attraversate. E che tu possa provare tenerezza e orgoglio per quel ragazzo che ce l’ha messa tutta.
Non perché ha vinto sempre.
Ma perché ha imparato, è cresciuto e ha trovato il modo di continuare ad amare ciò che faceva.
Il traguardo conta. Ma dentro quel viaggio ci sei tu. E tu conti anche prima di arrivare.
Matteo Barberi
Mental Coach sportivo | MB Performance










