“Ci sono luoghi che gli occhi non possono vedere, ma che il cuore riconosce subito.”

Edo e la Foresta dei Campioni Perduti

“Ci sono luoghi che gli occhi non possono vedere, ma che il cuore riconosce subito.”


Ogni notte, quando il mondo si addormentava, da qualche parte tra le montagne e le stelle prendeva vita una foresta che nessuna cartina aveva mai mostrato.

Si chiamava La Foresta dei Campioni Perduti.

Non era una foresta qualunque.

Gli alberi crescevano grazie ai sogni dei bambini.

Ogni volta che un bambino giocava per il piacere di rincorrere un pallone, nasceva una nuova foglia.

Ogni sorriso faceva sbocciare un fiore.

Ogni abbraccio tra compagni rendeva più forte il tronco degli alberi.

Ma da molti anni qualcosa stava cambiando.

Le foglie cadevano sempre più in fretta.

I fiori non profumavano più.

L’erba perdeva colore.

Il vento non portava più le risate dei bambini.

Portava soltanto parole come…

“Contratto.”

“Soldi.”

“Procuratore.”

“Valore di mercato.”

“Deve arrivare.”

“Deve vincere.”

L’avidità degli uomini aveva trovato la strada anche dentro il calcio.

Molti adulti avevano smesso di vedere un bambino.

Vedevano solo un investimento.

Un’occasione.

Un guadagno.

Più il denaro cresceva…

…più la Foresta dei Campioni si spegneva.


In un piccolo paese viveva un bambino di nove anni.

Si chiamava Edo.

Amava il calcio più di ogni altra cosa.

Non sognava di diventare famoso.

Sognava semplicemente quel momento in cui il pallone lasciava il piede e sembrava volare per sempre.

Ma qualcosa stava cambiando anche dentro di lui.

Ogni partita era diventata un esame.

Ogni errore sembrava una colpa.

Ogni allenamento aveva perso leggerezza.

Una sera, dopo una partita finita male, Edo si sedette da solo su una panchina.

Stringeva il pallone tra le mani.

Una lacrima cadde sul cuoio consumato.

In quell’istante accadde qualcosa di straordinario.

Il pallone iniziò a brillare.

Dal cielo scese una luce dorata.

Il tempo si fermò.

Il vento smise di soffiare.

E davanti a lui apparvero undici figure luminose.

Indossavano maglie senza stemmi.

Senza sponsor.

Senza numeri.

Erano semplicemente…

I Custodi del Gioco.

Erano gli spiriti di tutti quei campioni che avevano giocato prima di lui.

Campioni che avevano insegnato al mondo che il calcio nasce prima nel cuore e solo dopo nei piedi.

Uno di loro sorrise.

Aveva il pallone incollato ai piedi come fosse parte del suo corpo.

Un altro sembrava danzare senza toccare terra.

Un altro ancora aveva uno sguardo capace di trasmettere coraggio.

Nessuno disse il proprio nome.

Perché i veri campioni non hanno bisogno di presentarsi.

Il più anziano parlò.

“Edo…

non siamo qui per insegnarti a diventare il più forte.

Siamo qui per impedire che il calcio perda la sua anima.”

Il bambino rimase senza parole.

“Perché avete scelto proprio me?” domandò.

Lo Spirito sorrise.

“Perché hai ancora una cosa che molti adulti hanno dimenticato.”

“Quale?”

“La capacità di giocare per amore.”

Poi il volto del Custode si fece serio.

“Ma il tempo sta finendo.”

“La Foresta dei Campioni sta morendo.”

“E se morirà…”

“…i bambini continueranno a giocare a calcio.”

“…ma nessuno giocherà più con il cuore.”

In quel momento il terreno tremò.

Dal buio emerse una figura enorme.

Indossava un elegante completo nero.

Le sue tasche erano piene d’oro.

Attorno al collo portava catene fatte di contratti.

I suoi occhi non vedevano bambini.

Vedevano solo denaro.

Si chiamava…

Il Mercante dei Sogni.

Ogni volta che convinceva un adulto a mettere il guadagno davanti alla crescita di un bambino…

…una foglia cadeva dalla Foresta.

Ogni volta che un ragazzo smetteva di divertirsi…

…un albero perdeva la vita.

Ogni volta che un procuratore prometteva il successo facile…

…una stella si spegneva nel cielo.

Il Mercante rise.

“Ormai ho quasi vinto.”

“Tra poco nessun bambino giocherà più per divertirsi.”

“Giocheranno soltanto per paura.”

I Custodi guardarono Edo.

Poi gli consegnarono un piccolo seme luminoso.

“Questa…” disse uno di loro…

“…è l’Autostima.”

“Non cresce con le vittorie.”

“Non cresce con i soldi.”

“Non cresce con la fama.”

“Cresce ogni volta che scegli di essere te stesso.”

“E solo chi saprà proteggerla…”

“…potrà salvare il calcio.”

E fu in quel momento che iniziò il viaggio più importante della vita di Edo.

MB

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