Nel calcio dilettantistico – e non solo – il meccanismo è chiaro, anche se nessuno ha il coraggio di dirlo ad alta voce: il calcio giovanile è diventato un gratta e vinci. Si compra il biglietto (retta, iscrizione, trasferte, sacrifici familiari), si gratta… e vince sempre la società. Il ragazzo? Quasi mai.

Le scuole calcio nascono – con rare e nobili eccezioni – non per formare, ma per fare cassa. Cassa da destinare alla prima squadra, alle spese di gestione, alla “baracca”, ai servizi. Il bambino è il mezzo, non il fine.

E la domanda vera è una sola: 👉 Dove sono i ragazzi in tutto questo?


Formazione tecnica? Spesso un’illusione

Nel dilettantismo lo scenario è drammaticamente ricorrente:

  • Allenatori con qualità formative basse, quando non del tutto assenti
  • Tesserini che ormai sembrano figurine acquistabili al supermercato
  • Zero conoscenza delle dinamiche emotive, relazionali, umane
  • Nessuna competenza sulla crescita mentale di un bambino o di un adolescente

Si allena “alla cazzo”, diciamolo. Per riempire il tempo, per arrivare a fine stagione, per “fare numero”.

Se sei fortunato trovi un minimo di organizzazione. Se non lo sei, trovi solo problemi, costi alle stelle e frustrazione.


Le figure chiave? Fantasmi

Preparatore atletico vero? Fisioterapista strutturato? Psicologo dello sport? Piano di prevenzione infortuni? Percorso di crescita individuale?

Assenti.

E non perché siano un lusso, ma perché non sono considerate priorità. La priorità è sopravvivere economicamente. Non crescere persone.


Il salto nelle “professionistiche”: il deserto mascherato

E quando si passa alle società che si definiscono “professionistiche”? Qui il marketing è eccellente. Le parole giuste ci sono tutte:

“Crescita individuale” “Progetto tecnico” “Valorizzazione del talento”

Poi entri dentro… e scopri che il modello è questo:

  • Prendiamo quelli pronti
  • Gli altri li teniamo 12 mesi
  • Poi… via con il primo treno

Nessun investimento reale sulla persona. Nessuna pazienza educativa. Nessuna responsabilità formativa.

È facile così. 👉 Non costruisci nulla. Prendi, sfrutti, scarti.


E allora la domanda vera è un’altra

Se il sistema funziona così male… se i ragazzi si perdono… se la passione si spegne… se l’autostima viene distrutta…

Chi ha davvero fallito?

Il bambino? Il ragazzo? O un sistema che vende sogni senza assumersi responsabilità?

Forse qualche domanda, chi comanda il calcio, dovrebbe iniziare a farsela davvero.

Perché il calcio non ha bisogno di più strutture. Ha bisogno di più coscienza. Di più educazione. Di più esseri umani competenti, non solo di allenatori che sanno urlare.

E soprattutto ha bisogno di ricordarsi una cosa semplice: ⚽ i ragazzi non sono gratta e vinci. Sono persone.

MB

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