Sostenere tuo figlio dalla tribuna può sembrare naturale finché il pallone non arriva vicino a lui. A quel punto partono le indicazioni: «Passa!», «Tira!», «Girati!». Nascono spesso dal desiderio di aiutarlo, non dalla volontà di mettergli pressione. Eppure vale la pena fermarsi e chiedersi: sto facendo il tifo oppure sto scegliendo al posto suo?
Non serve diventare un genitore silenzioso e impassibile. Puoi vivere la partita con partecipazione, rispettando uno spazio importante: quello in cui il ragazzo osserva, decide e prova. Il messaggio da portare al campo è semplice: dai fiducia, lascia spazio.
Incoraggiare non è dirigere ogni azione
«Forza ragazzi!» e «Devi passarla a destra!» non svolgono la stessa funzione. La prima frase esprime sostegno; la seconda propone una soluzione tecnica. Durante una partita tuo figlio ha già un allenatore e compagni con cui comunicare. Dalla tribuna, inoltre, non conosci necessariamente le consegne ricevute né ciò che sta vedendo in quel momento.
Lasciare le indicazioni tecniche a chi allena non significa rinunciare al tuo ruolo. Significa scegliere come esserci. Puoi applaudire un tentativo, incoraggiare la squadra e mantenere un atteggiamento rispettoso anche quando il gioco non segue le tue aspettative. Il sostegno non deve diventare un commento continuo a ogni pallone.
Prima della gara, scegli una sola intenzione
Invece di prometterti «oggi non dirò niente», scegli un comportamento concreto: «Oggi evito di suggerire dove passare». È un impegno più preciso e puoi accorgerti quando lo stai rispettando. Non devi controllare perfettamente ogni reazione: stai sperimentando un modo diverso di stare accanto a tuo figlio.
In un momento tranquillo puoi anche chiedergli: «Quando sono a vedere la partita, che cosa ti fa piacere? C’è qualcosa che preferiresti non sentire?». Ascolta la risposta senza correggerla. Se dice che non ama sentirsi chiamare continuamente, non serve convincerlo che lo fai per il suo bene. Puoi provare a tenerne conto già dalla prossima gara.
Un esempio ipotetico: la scelta sul pallone
Immagina questa situazione, del tutto inventata. Un giovane calciatore riceve palla vicino alla linea laterale. Il genitore vede un compagno libero e grida di passargliela. Il ragazzo sceglie invece di avanzare e perde il pallone. Dalla tribuna arriva un gesto di disappunto: «Te l’avevo detto!».
Una possibilità diversa è lasciare che l’azione si svolga senza anticiparne la soluzione. Dopo il pallone perso, il genitore evita il rimprovero e continua a sostenere la squadra. Non sta dicendo che ogni scelta sia corretta: sta lasciando all’allenatore il compito di lavorare su quell’episodio e al ragazzo la possibilità di restare nel gioco.
Se più tardi sarà il figlio a parlarne, potrà ascoltare: «Che cosa avevi visto in quel momento?». Una domanda autentica è diversa da una domanda che contiene già la sentenza. Non occorre trasformare il ritorno a casa nella dimostrazione che dalla tribuna si vedeva meglio.
Tre azioni pratiche per sostenere tuo figlio dalla tribuna
1. Sostituisci l’ordine con un incoraggiamento
Quando stai per gridare «tira», prova a fermarti prima della parola. Puoi scegliere un incoraggiamento breve oppure non intervenire. Non devi riempire ogni silenzio. Lasciare spazio significa anche accettare che la soluzione scelta in campo sia diversa da quella che avresti voluto tu.
2. Allarga lo sguardo oltre tuo figlio
Applaudi un recupero, un aiuto al compagno o un tentativo della squadra, non soltanto il gol del tuo bambino. Questo non richiede una valutazione tecnica dettagliata. È un modo concreto per partecipare a una partita che appartiene a tutti i ragazzi, evitando confronti ad alta voce tra chi gioca.
3. Fai una pausa quando sale la tensione
Se senti che stai commentando ogni azione, appoggia i piedi, sciogli le mani e fai qualche respiro tranquillo. Puoi bere un sorso d’acqua e tornare a osservare. Non è una formula per eliminare le emozioni: è una piccola pausa per scegliere che cosa dire invece di reagire subito.
Un esercizio per la prossima partita
Prima di entrare al campo, annota sul telefono due righe: «Voglio offrire…» e «Oggi provo a evitare…». Potresti scrivere «presenza e incoraggiamento» nella prima, «istruzioni a ogni possesso» nella seconda. Tieni l’esercizio per te: tuo figlio non deve verificare quanto sei stato bravo.
A fine gara cerca un momento in cui hai rispettato la tua intenzione e uno in cui ti sei lasciato trascinare. Descrivi entrambi senza etichette. «Ho gridato di passare» è un fatto su cui lavorare; «sono un pessimo genitore» non suggerisce alcun passo utile. Scegli una sola cosa da riprovare la volta successiva.
La fiducia lascia spazio anche agli errori
Non misurare questo cambiamento dal risultato della partita. Tuo figlio può sbagliare, perdere o essere deluso anche quando lo sostieni con attenzione. Se un episodio gli rimane addosso, puoi approfondire come aiutarlo dopo un errore senza trasformarlo in un’etichetta.
Il tuo obiettivo dalla tribuna non è garantire la giocata giusta. È esserci senza occupare ogni decisione. Puoi tifare con calore e lasciare che il campo resti il suo spazio di esperienza, insieme ai compagni e all’allenatore.
Scopri MB Performance Genitori:
https://matteocoachperformance.it/mb-performance-genitori/











