MB Performance e ISS Torino: quando una collaborazione diventa un progetto di crescita per i ragazzi

Il vero valore di una collaborazione non sta nei servizi che si offrono, ma nelle persone che si riescono a far crescere insieme.

Ci sono collaborazioni che nascono per ampliare un’offerta commerciale. Una società sportiva propone un servizio aggiuntivo ai propri iscritti, un professionista mette a disposizione le proprie competenze e le famiglie possono scegliere se usufruirne.

È un modello legittimo. Ma quando parliamo di giovani atleti, della loro crescita, delle loro emozioni e dei loro sogni, credo che tutto questo non sia sufficiente.

Ed è proprio da questa convinzione che nasce il mio percorso di collaborazione con ISS Torino – Individual Soccer School, una realtà di riferimento nella formazione e nella tecnica calcistica individuale.

Perché il nostro obiettivo non è semplicemente affiancare il Mental Coaching alla preparazione tecnica.

Il nostro obiettivo è mettere la persona al centro di un percorso condiviso.

Un ragazzo non è soltanto un calciatore da migliorare

Quando un giovane atleta entra in campo, porta con sé molto più delle sue qualità tecniche.

Porta la sua storia.

Porta le partite che ha giocato, gli errori che ancora ricorda, i complimenti che gli hanno dato fiducia e le critiche che forse non ha ancora imparato a gestire.

Porta il rapporto con il suo allenatore, le aspettative della famiglia, la paura di perdere il posto, il desiderio di essere riconosciuto.

E soprattutto porta i suoi sogni.

Dietro un controllo di palla sbagliato può esserci una difficoltà tecnica. Ma può esserci anche la paura di sbagliare ancora.

Dietro un ragazzo che non tenta un dribbling può esserci una scelta tattica. Oppure una fiducia in sé stesso che, in quel momento, non trova il coraggio di esprimersi.

Dietro un atleta che sembra poco determinato può nascondersi un ragazzo che sta cercando disperatamente di non deludere qualcuno.

Se osserviamo soltanto il gesto tecnico, rischiamo di non vedere la persona che lo compie.

Ed è qui che una collaborazione tra preparazione tecnica e Mental Coaching può assumere un significato molto più profondo.

Il Mental Coach non deve essere un professionista isolato

Immaginiamo che un ragazzo svolga una sessione individuale con il Mental Coach.

Parliamo delle sue paure, della fiducia, della gestione dell’errore. Costruiamo insieme strumenti, esercizi e strategie per affrontare le situazioni che lo mettono in difficoltà.

Poi il ragazzo torna in campo.

Che cosa accade se il lavoro mentale rimane completamente separato da quello sportivo?

Che cosa succede se io non conosco il contesto nel quale vive, le situazioni che affronta, i suoi punti di forza, le difficoltà osservate durante gli allenamenti?

Il rischio è quello di lavorare su due binari paralleli.

Entrambi utili, certamente. Ma senza sfruttare fino in fondo il valore di una crescita condivisa.

Io non voglio essere un Mental Coach che incontra un ragazzo per un’ora e poi scompare dal suo mondo sportivo fino alla seduta successiva.

Voglio conoscere il contesto in cui cresce.

Voglio ascoltare chi lo allena.

Voglio comprendere come affronta una difficoltà tecnica, come reagisce a una correzione, come vive un errore, come cambia il suo atteggiamento quando qualcosa non gli riesce.

Perché il campo racconta moltissimo di un ragazzo.

E a volte racconta cose che nemmeno lui riesce ancora a esprimere con le parole.

Allenatori, tutor sportivi e Mental Coach: tre prospettive, una sola persona

Uno degli aspetti che considero più importanti della collaborazione con ISS Torino è proprio la possibilità di lavorare in sinergia con gli allenatori e i tutor sportivi.

L’allenatore conosce il ragazzo attraverso il movimento, la tecnica, gli esercizi e le sue reazioni sul campo.

Il tutor sportivo lo accompagna nel suo percorso, ne osserva l’evoluzione e contribuisce a individuare gli obiettivi da raggiungere.

Il Mental Coach può aggiungere una prospettiva diversa: quella delle emozioni, delle convinzioni, della fiducia, della motivazione e della capacità di affrontare le difficoltà.

Tre osservazioni che possono arricchirsi reciprocamente, rispettando i ruoli e la riservatezza del giovane atleta.

Pensiamo a un ragazzo che durante un esercizio individuale continua a evitare l’utilizzo del piede debole.

L’allenatore può intervenire sul gesto tecnico, costruendo progressioni e situazioni di apprendimento.

Io posso lavorare sulla paura di sbagliare, sull’atteggiamento verso l’errore e sulla disponibilità a mettersi alla prova.

Insieme possiamo contribuire a creare un ambiente nel quale quel ragazzo si senta libero di tentare, sbagliare, riprovare e migliorare.

La tecnica gli insegna come fare. Il lavoro mentale lo aiuta a trovare il coraggio e la fiducia per provarci.

E questo, per me, significa lavorare davvero insieme.

Prima e dopo l’allenamento: è lì che possiamo fare la differenza

Credo profondamente nel valore del lavoro sul campo.

Non per sostituirmi all’allenatore, non per giudicare il suo operato e certamente non per interferire con le indicazioni tecniche.

Ma per osservare, ascoltare, comprendere.

A volte una breve conversazione prima di una sessione può aiutare un ragazzo ad affrontarla con un atteggiamento diverso.

Altre volte è ciò che accade dopo l’allenamento a offrirci uno spunto prezioso.

Una frustrazione.

Un esercizio riuscito dopo tanti tentativi.

Un momento nel quale finalmente si è sentito capace.

Sono esperienze che possiamo trasformare in consapevolezza.

Il Mental Coaching, infatti, non dovrebbe rimanere confinato a ciò che raccontiamo durante un incontro.

Deve trovare spazio nella realtà quotidiana dell’atleta.

Nelle partite, negli allenamenti, nei momenti di difficoltà, nelle relazioni con i compagni e con gli allenatori.

È in questi contesti che il ragazzo può imparare progressivamente a utilizzare gli strumenti che abbiamo costruito insieme.

E poi c’è la famiglia. Sempre.

Un progetto di crescita che coinvolge giovani sportivi non può dimenticare i genitori.

Lo ripeto spesso durante i miei incontri: il clima emotivo che circonda un ragazzo può influenzare profondamente il modo in cui vive il suo sport.

Un genitore può essere una straordinaria risorsa.

Ma, anche con le migliori intenzioni, può trasmettere aspettative, preoccupazioni e paure che finiscono per appesantire il percorso del figlio.

Per questo ritengo fondamentale che anche la famiglia comprenda il significato del lavoro che stiamo facendo.

Non dobbiamo costruire ragazzi che si sentano continuamente valutati.

Dobbiamo contribuire a costruire persone che imparino a conoscersi, ad affrontare le difficoltà e a riconoscere il proprio valore indipendentemente dal risultato di una partita.

Allenatore, tutor sportivo, Mental Coach e famiglia non devono tirare il ragazzo in direzioni diverse. Devono imparare ad accompagnarlo nella stessa direzione.

Naturalmente, questo richiede dialogo, fiducia, confini professionali chiari e il rispetto della privacy dei ragazzi.

Ma quando esiste una visione condivisa, le possibilità di costruire un ambiente di crescita diventano molto più concrete.

Per costruire qualcosa di diverso servono società capaci di guardare oltre

Ed eccoci al vero significato della mia collaborazione con ISS Torino.

Una collaborazione di questo tipo non si realizza semplicemente firmando un accordo o inserendo un nuovo servizio nel proprio programma.

Serve una società disponibile al confronto.

Servono allenatori che riconoscano il valore delle competenze degli altri professionisti.

Serve la volontà di osservare il ragazzo non soltanto attraverso il miglioramento tecnico, ma anche attraverso la sua crescita personale.

Soprattutto, serve una visione.

E in ISS ho trovato una realtà con la quale condividere questa visione.

Una scuola di tecnica individuale che guarda oltre il singolo gesto calcistico e che comprende quanto sia importante costruire un percorso attorno al giovane atleta.

Per questo desidero che la nostra collaborazione diventi uno spazio di confronto continuo, nel quale osservazioni tecniche, competenze mentali ed esperienze sportive possano dialogare.

Non un fornitore esterno che propone un servizio.

Ma un professionista che partecipa, con il proprio ruolo, a un progetto educativo e sportivo più ampio.

Il nostro risultato più importante non sarà un dribbling riuscito

Mi piacerebbe che, tra qualche anno, i ragazzi che incontreremo durante questo percorso non ricordassero soltanto di aver migliorato un controllo orientato, un tiro o un cambio di direzione.

Vorrei che ricordassero di aver imparato ad affrontare un errore senza sentirsi sbagliati.

Di aver trovato il coraggio di provarci anche quando avevano paura.

Di aver compreso che una partita negativa non definisce il loro valore.

Di aver incontrato adulti capaci di ascoltarli, guidarli e credere nelle loro possibilità.

Perché il calcio è uno sport meraviglioso.

Ma è anche una straordinaria occasione per insegnare ai ragazzi qualcosa che porteranno con sé per tutta la vita.

La fiducia. Il coraggio. La responsabilità. La capacità di rialzarsi.

Ecco perché considero questo progetto con ISS Torino molto più di una collaborazione professionale.

Lo considero un incontro tra competenze che condividono un obiettivo.

Non formare soltanto calciatori migliori. Contribuire a far crescere persone più consapevoli, autonome e forti.

Perché i risultati sportivi contano.

Ma la persona che un ragazzo diventerà conta ancora di più.


Matteo Barberi
Mental Coach Sportivo | MB Performance

MENTE. EMOZIONI. RISULTATI.

Alleniamo la mente. Accompagniamo le emozioni. Facciamo crescere le persone.

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