La formazione degli allenatori di tecnica individuale riguarda anche il modo in cui accompagniamo bambini e ragazzi mentre imparano. Il 17 settembre 2026 ho partecipato alla giornata di formazione a ISS Torino, portando il mio contributo sulla gestione degli errori, sulla fiducia e sull’autostima dei giovani calciatori.
Allenare un gesto tecnico significa osservare, proporre esercizi e correggere. Significa anche scegliere parole che aiutino il ragazzo a comprendere ciò che può migliorare, senza trasformare una difficoltà in un giudizio sulla propria persona. È una responsabilità che riguarda gli allenatori e che continua, con un ruolo diverso, anche a casa.
Gestione degli errori: correggere un gesto concreto
Un controllo impreciso o un passaggio sbagliato sono episodi sui quali lavorare. Quando diciamo «sei sempre distratto», invece, spostiamo l’attenzione dal comportamento a un’etichetta. Il ragazzo può ritrovarsi a difendere la propria immagine anziché concentrarsi sulla prossima azione.
Una correzione utile parte da ciò che abbiamo osservato: dove era orientato il corpo, quando è arrivato il passaggio, quale spazio era disponibile. Scegliamo un solo elemento sul quale intervenire e lasciamo il tempo di riprovare. Non serve elencare tutte le cose che non hanno funzionato nello stesso momento.
Consideriamo un esempio ipotetico: un bambino sbaglia due controlli consecutivi e smette di chiedere il pallone. L’allenatore può avvicinarsi e dire: «Nel prossimo tentativo guarda prima lo spazio e prepara il corpo. Proviamo ancora». L’indicazione offre una direzione concreta, senza promettere che il tentativo successivo sarà perfetto.
Fiducia: dare spazio al prossimo tentativo
Per me, allenare la fiducia significa creare occasioni nelle quali il ragazzo possa sperimentare, ricevere un’indicazione comprensibile e tornare a provare. Questo richiede attenzione anche alla difficoltà dell’esercizio: una proposta va adattata a ciò che osserviamo, evitando di confondere la fatica del momento con una mancanza di volontà.
Possiamo chiedergli: «Che cosa hai notato?» oppure «Quale soluzione vuoi provare adesso?». Sono domande da usare con misura, senza interrompere continuamente il gioco. L’obiettivo è coinvolgerlo nella ricerca della soluzione e ascoltare il suo punto di vista.
Riconoscere un progresso specifico rende il feedback più chiaro. «Hai guardato prima di ricevere» dà un riferimento che il ragazzo può ritrovare nel prossimo tentativo. Anche quando il risultato finale non riesce, può esserci un comportamento utile da riconoscere e consolidare.
Autostima: il valore della persona oltre la prestazione
Un giovane atleta può essere deluso per un errore. Non dobbiamo obbligarlo a essere subito contento o cancellare quello che sente. Possiamo accogliere la sua frustrazione e mantenere distinta la valutazione del gesto dal rispetto per la persona.
Dire «oggi questo esercizio è stato difficile» lascia spazio al lavoro. Dire «non sei portato» chiude il discorso con una definizione. Nel mio approccio al coaching, l’attenzione va a ciò che il ragazzo può osservare, allenare e scegliere, rispettando i suoi tempi e le sue caratteristiche.
Un esercizio semplice per gli allenatori
Alla fine dell’allenamento, prenditi due minuti per ripensare a una correzione che hai dato. Puoi usare queste tre domande:
- Ho descritto un comportamento preciso oppure espresso un giudizio generale?
- Ho dato al ragazzo un’indicazione concreta e il tempo per riprovare?
- Ho riconosciuto un progresso osservabile, anche piccolo?
Scegli poi una frase da rendere più utile nella seduta successiva. Non occorre cambiare tutto insieme: comincia da un episodio e osserva come cambia il tuo modo di comunicare.
Il contributo dei genitori
A casa il ruolo è diverso da quello dell’allenatore. Un genitore può offrire ascolto senza trasformare il ritorno dall’allenamento in una seconda lezione tecnica. «C’è qualcosa che ti è piaciuto provare?» può aprire un dialogo; se il figlio non vuole parlare, possiamo rispettare quel momento.
La giornata a ISS Torino è stata un’occasione di formazione e confronto su temi che considero parte del lavoro con i giovani sportivi. Grazie a ISS Torino per questo spazio. Vogliamo ragazzi che abbiano il coraggio di provare, sbagliare e ripartire: anche le nostre parole devono accompagnare questa possibilità.
Scopri MB Performance Genitori: https://matteocoachperformance.it/mb-performance-genitori/











